DIPARTIMENTO DI MEDICINA
OCCUPAZIONALE ED AMBIENTALE
L’attività scientifica delle Unità Operative del Dipartimento
di Medicina Occupazionale ed Ambientale è
imperniata sul tema tradizionale della linea di ricerca
1 della Fondazione Salvatore Maugeri: l’identificazione
e la quantificazione dei fattori di rischio nell’ambiente
di lavoro e di vita e lo studio dei loro meccanismi
d’azione. L’evidenziazione ed il controllo della
presenza di xenobiotici a livello ambientale e/o biologico
in ambito lavorativo/occupazionale e nell’ambiente
di vita, nonché lo studio sperimentale, clinico
ed epidemiologico delle modalità di azione a livello
dell’organismo umano costituisce infatti il filo conduttore
di tutti i progetti di ricerca del Dipartimento,
il fine ultimo dei quali è la messa a punto di indicatori
di esposizione e/o di effetto e di valori di riferimento
utilizzabili in Medicina del Lavoro e in Medicina
Ambientale per il controllo di popolazioni a rischio.
Tale impostazione presuppone una stretta collaborazione
tra le diverse Unità Operative con utilizzazione
reciproca di dati e metodologie operative e
un continuo confronto sulla progressione delle ricerche.
In ambito sperimentale si collocano essenzialmente
le ricerche impostate dal Laboratorio del Servizio di
Tossicologia, le quali si sono rivolte verso i seguenti
settori:
1) Valutazione degli effetti dell’esposizione perinatale
a contaminanti ambientali neurotossici quali
il metilmercurio (MeHg) e alcuni bifenilipoliclorurati
(PCB), quali il PCB153 e il PCB126, normalmente
co-presenti negli alimenti. La modulazione
in maniera differente della risposta a tali stimoli
tossici ha sottolineato ancora una volta la necessità
di mettere a punto e standardizzare un pannello
di test in vitro e in vivo atti a svelare effetti
cellulari e molecolari, che sono alla base di possibili
sinergismi o antagonismi, da impiegarsi nella
valutazione del rischio chimico.
Nell’anno in corso è stato pianificato uno studio
che intende valutare la permeabilità e l’integrità
della Barriera Emato Encefalica (BBB) ad alcuni
farmaci/sostanze chimiche modello utilizzando un
approccio integrato di studio che applica test
complementari (in vitro mediante cellule in coltura
e in silico). Lo studio avrà le seguenti fasi:
- determinazione degli effetti delle sostanze test
sull’integrità della BBB;
- caratterizzazione dell’abilità delle sostanze test
di attraversare la BBB;
- verifica dei meccanismi d’interazione dei composti
con la proteina carrier PgP, in presenza o
assenza di un inibitore specifico della stessa.
2) Messa a punto di nuovi marker neurochimici misurabili
in cellule ematiche, come surrogati di alterazioni
del sistema nervoso, che vengono applicati
in specifiche casistiche cliniche di pazienti
adulti e pediatrici affetti da patologie neuropsichiatriche
o da alcolismo. Gli studi servono a definire
il significato e il valore predittivo di tali indicatori
biologici periferici nella diagnosi della patologia
e nel monitoraggio farmacologico. La ricerca
prevede l’applicazione clinica di biomarcatori di
neurotossicità in casistiche selezionate di pazienti.
Il programma intende approfondire i dati ottenuti
in pazienti pediatrici con Disturbo da Deficit di Attenzione
e Iperattività (ADHD) infantile relativamente
alla misurazione di due biomarcatori
(MAO-B piastrinica e recettori colinergici muscarinici
linfocitari). Tali studi hanno evidenziato che i
valori dei suddetti parametri neurochimici, misurati
a livello periferico nei pazienti con ADHD al
momento della prima visita clinica di arruolamento,
risultano significativamente inferiori a
quelli riscontrati in una popolazione di controllo. Il
programma comporta la valutazione di biomarcatori
neurochimici (MAO-B piastrinica e recettori
colinergici muscarinici linfocitari) in relazione alla
terapia farmacologia (es. atomoxetina) e alla risposta
individuale ad essa nei bambini affetti da
Disturbo da Deficit di Attenzione e Iperattività.
3) Un settore della ricerca sperimentale è volto allo
sviluppo, validazione e applicazione di modelli
idonei a migliorare la fattibilità e il valore predittivo
dei test tossicologici in vitro in uso per la valutazione
del rischio chimico. Tali metodi, alternativi
all’uso dell’animale di laboratorio secondo le direttive
CEE, vengono applicati nell’ambito dell’attività
di ricerca a contratto, nel settore della tossicologia
cellulare e molecolare. Particolare interesse
è rivolto allo sviluppo di test in vitro capaci
di predire la ematotossicità in vivo. Gli effetti mielotossici
delle aflatossine B1 (AFB1) e M1 sono
stati studiati sulle cellule progenitrici di diverse
linee ematiche avvalendosi di cellule di midollo
osseo/sangue di cordone ombelicale umano e cellule di midollo osseo murino. I dati in vitro sottolineano
la moderata suscettibilitià delle cellule
murine all’AFB1, in linea con la ridotta sensibilità
del topo agli effetti mielotossici in vivo dell’AFB1. I
risultati sono in fase di pubblicazione.
4) Validazione (intra- e inter-laboratorio) del test
“CDT” (transferrina desialata) con HPLC-UV/VIS
da utilizzarsi nella diagnosi di abuso cronico di
alcol. La tecnica in HPLC è in grado di rilevare le
varianti genetiche e permette di conseguenza di
valutare attraverso i polimorfismi genetici eventuali
falsi positivi. Ciò riveste particolare importanza
in considerazione anche della valenza medico-
legale del test. La ricerca comporta:
- la messa a punto del metodo analitico
(scambio anionico) in HPLC con rivelazione in
luce ultravioletta e visibile (HPLC-UV/VIS) per
la determinazione serica della CDT;
- la comparazione dei risultati ottenuti con
HPLC vs. quelli ottenuti con metodo ELISA;
- lo studio della CDT in una popolazione di alcolisti
e di controlli.
5) Valutazione del profilo tossicologico e biocinetico
di alcuni nanomateriali modello, con il fine di sviluppare
una strategia di ricerca multidisciplinare
per l’accurata valutazione delle caratteristiche di
sicurezza dei nanomateriali. Quali materiali-modello
saranno impiegati nanotubi di carbonio
(CNT) disponibili commercialmente e nanoparticelle
di silice (SiO2), che saranno sintetizzate ad
hoc, ovvero secondo caratteristiche prestabilite
per quanto concerne dimensioni e proprietà chimico-
fisiche.
Studi di tossicologia sperimentale sono pure in corso
presso il Laboratorio di Tossicologia occupazionale
del Centro di Cassano Murge in particolare attraverso
la valutazione degli effetti a livello cellulare (aumento
dei micronuclei, aberrazioni cromosomiche,
scambio di cromatidi fratelli, alterazione delle gapjunction)
di alcuni xenobiotici.
Per quanto riguarda le ricerche svolte nel settore di
studi sull’esposizione a fattori di rischio chimici o fisici
negli ambienti di lavoro e di vita le ricerche hanno
comportato:
1) Studi di correlazione tra i livelli di espressione genica
e l’esposizione a xenobiotici negli ambienti di
lavoro e di vita, nell’ipotesi che variazioni interindividuali
nella sequenza di geni coinvolti nel metabolismo
di composti tossici o allergizzanti siano
in grado di modificare significativamente il rischio
individuale di sviluppare patologie. Tali ricerche
comportano:
- identificazione di soggetti particolarmente suscettibili
agli effetti dell’esposizione ambientale
a fattori di rischio in grado di provocare allergie,
intossicazioni, tumori;
- attuazione, nei confronti degli stessi, di appropriate
misure preventive in ambiente di lavoro.
2) Sviluppo di metodologie analitiche riguardanti la
determinazione in matrici biologiche di:
a) farmaci antiblastici;
b) metalli tossici (in sangue e urine di intossicati
acuti e cronici);
c) inquinanti ubiquitari (PCB, DDT, Pb, Cd, Ni, Hg)
nel liquido amniotico di gruppi di popolazione
generale non professionalmente esposta.
3) Studio caso-controllo sull’eventuale influenza dell’esposizione
ambientale e/o professionale a interferenti
endocrini (PCB, pesticidi organo-clorurati,
ecc.) nella patogenesi delle neoplasie testicolari
comprensivo del dosaggio biologico di tali sostanze
e di analisi spermatiche.
4) Studi di dieta totale con dosaggio di elementi in
traccia sia tossici sia essenziali con definizione
dell’intake alimentare di tali analiti anche in rapporto
all’ADI (acceptable daily intake) quando disponibile.
5) Monitoraggio ambientale e biologico di esposti
professionalmente a pesticidi (propanil, triazine,
alaclor) nelle colture di riso e mais allo scopo di:
- identificare i profili di rischio per tipologia di trattamento
in ambito regionale lombardo;
- validare un algoritmo per la valutazione del rischio
specifico.
6) Dosaggio di composti organici volatili nella saliva
di soggetti non esposti professionalmente.
7) Studio della qualità dell’aria in 4 città campione
(PD, PV, PA, RM) con monitoraggi ad alta risoluzione
dell’inquinamento da benzene, toluene, xileni,
etilbenzene (estate-inverno) e ozono (stagione
estiva).
8) Applicazione di campionatori passivi ad adsorbimento
su carbone attivo (radiello®) per misurazioni
di concentrazioni di radon.
9) Misurazione di campi elettromagnetici prodotti da
apparecchi elettromedicali.
Infine per quanto riguarda il settore degli studi clinico
epidemiologici sono da segnalare le seguenti attività:
1) Nell’ambito della Tossicovigilanza industriale, attuazione
di un programma atto alla definizione e
sperimentazione di nuovi modelli operativi di tossicovigilanza
industriale per la collaborazione con
le industrie chimiche nel quadro degli adempimenti
previsti dal Regolamento REACH (CE n.
1907/2006). Gli obiettivi di tali ricerche sono:
- analisi degli adempimenti previsti dal Regolamento
REACH;
- definizione di modelli operativi per la collaborazione
con le industrie chimiche;
- sperimentazione dei modelli individuati con un
gruppo di aziende pilota;
- analisi dei risultati e validazione dei modelli.
2) Studio di valutazione clinica dell’efficacia dell’intervento
riabilitativo cardiologico sulla ripresa dell’attività
lavorativa, finalizzato al pieno recupero
dell’autonomia, dell’abilità fisica e del controllo dei
fattori di rischio. Lo studio prevede lo sviluppo di
un modello di valutazione qualitativo e quantitativo,
basato su criteri clinici e funzionali, circa le
indicazioni alla ripresa dell’attività lavorativa (specifica
o generica) in una popolazione colpita da
un evento cardiaco acuto e sottoposta a regime
riabilitativo specialistico in ambito cardiologico.
3) Studio dell’infiammazione cronica nella rinite e
nell’asma di origine professionale per mezzo dell’analisi
dell’espettorato indotto e dell’aria esalata
(studio delle popolazioni cellulari, dosaggio dei
mediatori dell’infiammazione e dell’ossido nitrico).
DIPARTIMENTO DI MEDICINA RIABILITATIVA
NEUROMOTORIA - NEUROSCIENZE
Le finalità dell’attività del Dipartimento di Medicina
Riabilitativa Neuromotoria – Neuroscienze sono volte
all’ampliamento delle conoscenze in campo epidemiologico,
al perfezionamento delle metodiche di valutazione
funzionale, all’applicazione di percorsi terapeutici
innovativi, allo svolgimento di studi di efficacia
su procedure e interventi farmacologici, e alla misurazione
dell’outcome in tutte le principali patologie
neuromotorie di interesse riabilitativo. A questi campi
di studio si sono affiancate specifiche ricerche di
base, finalizzate all’individuazione dei meccanismi fisiopatogenetici
responsabili del danno in pazienti
con malattie neurologiche acute e croniche. La
stretta collaborazione con gli altri Dipartimenti della
Fondazione, e le consolidate sinergie con Istituti di ricerca
nazionali e internazionali garantisce la realizzazione
di progetti multicentrici, oltre che favorire la formazione
e la didattica.
Le linee di ricerca corrente del Dipartimento di Medicina
Riabilitativa Neuromotoria – Neuroscienze
possono essere così suddivise: ricerca clinica, ricerca
di base, analisi del controllo motorio, neurofisiologia
e bioingegneria applicata, neuropsicologia.
Ricerca clinica
I principali temi dell’attività di ricerca clinica vertono
su: a) definizione di modalità di impiego nella pratica
riabilitativa del ICF in pazienti con esiti di stroke, artroprotesi,
osteoporosi, dolore cronico, malattie respiratorie
ostruttive; b) studio delle alterazioni metabolico-
nutrizionali in patologie neuromotorie di interesse
riabilitativo, in particolare stroke e malattia di
Parkinson; c) definizione e miglioramento di procedure
riabilitative per disabilità secondarie a patologie
ortopedico-traumatologiche; d) studio di alterazioni
del metabolismo osseo in disabilità secondarie a patologie
neuromotorie e respiratorie di interesse riabilitativo; e) studio delle applicazioni valutative e terapeutiche
della riabilitazione propriocettiva; f) studio
prospettico su fattori prognostici significativi in pazienti
con lesioni midollari; g) trial clinici sperimentali.
Un studio per esempio si propone di valutare la sicurezza
e la tollerabilità di ripetute somministrazioni di
G-CSF nell’autoinduzione di cellule staminali ematopoietiche
in pazienti con SLA; h) applicazione di
nuove tecnologie che prevedono un monitoraggio
domiciliare dello stato di salute dei pazienti.
Ricerca di base
L’attività di ricerca sperimentale è mirata principalmente
allo studio dei fattori genetici, biologici e tossico-
ambientali che stanno alla base delle malattie
neurodegenerative, con particolare attenzione alla
malattia di Parkinson e alla SLA, patologie in cui la
Fondazione ha maturato da molto anni grande esperienza
sia sul piano clinico-assistenziale basato sull’approccio
interdisciplinare che nello studio dei meccanismi
patogenetici. Gli obiettivi delle ricerche mirano
a: a) identificare dei marcatori biomolecolari nei
tessuti periferici per fornire parametri utili alla diagnosi
precoce di queste malattie e di capirne i meccanismi
patogenetici; b) indagare in modelli cellulari,
come i linfociti e i fibroblasti cutanei, le variazioni dei
meccanismi cellulari e verificare se alcune alterazioni
riscontrate nel tessuto nervoso siano rilevabili anche a livello periferico e possano costituire perciò degli
indicatori di malattia utili per la pianificazione e il monitoraggio
dei trial clinici. Dalla banca del DNA si
prevede inoltre di poter indagare con studi di “wide
genome analysis” i polimorfismi genetici associati a
un aumentato o diminuito rischio di sviluppare le malattie
neurodegenerative.
Analisi del controllo motorio
I progetti sullo studio del movimento umano e della
sua plasticità in condizioni normali e patologiche vertono
su: a) controllo di un movimento volontario
complesso: effetti della fatica di un gruppo muscolare
posturale sulla coordinazione tra arto superiore
ed arto inferiore; b) controllo della stazione eretta in
condizioni non perturbate: ruolo delle variazioni di
eccitabilità del riflesso monosinaptico; c) controllo
dell’equilibrio in condizioni dinamiche: l’effetto della
visione ed il tempo di integrazione dell’input visivo; d)
controllo dell’equilibrio in condizioni dinamiche in pazienti
ipovedenti. Prosegue anche lo sviluppo di ricerche
sull’analisi del cammino, in particolare la programmazione
e l’esecuzione del cammino lungo
traiettorie non rettilinee e il ruolo delle informazioni
propriocettive durante il cammino.
Neurofisiologia
Tra le nuove applicazioni in ambito riabilitativo spiccano
le tecniche di riabilitazione robotica e la telemedicina.
Lo studio delle tecniche di neuroriabilitazione
robotica stanno acquistando sempre maggiore
importanza. La “robotica riabilitativa” infatti
utilizza macchine costruite per migliorare ed accelerare
il recupero funzionale in pazienti affetti da deficit
motori e/o cognitivi. Gli studi in corso mirano a
confermare l’efficacia di tali tecniche per il recupero
dell’arto superiore in pazienti affetti da stroke. La telemedicina
offre la possibilità di favorire l’assistenza
sanitaria domiciliare con la finalità di mettere a
punto nuove metodologie che integrano con l’attività
di tutte le figure professionali per perfezionare la
continuità assistenziale dalla fase di ricovero al ritorno
al domicilio. Altra recente applicazione in ambito
riabilitativo è la biopsia cutanea neurodiagnostica
con particolare riferimento allo studio dell’innervazione
cutanea, per a) diagnosticare precocemente
e quantificare le lesioni nervose periferiche; b) quale indice di avvenuta reinnervazione dopo lesione
nervosa periferica; c) quale substrato patogenetico
delle allodinie cutanee invalidanti.
Neuropsicologia
Le ricerche di interesse neuropsicologico vertono su a) studio dei disturbi lessicali e semantici nella malattia
di Alzheimer; b) validazione dell’efficacia del
trattamento logoterapico nei pazienti afasici e valutazione
quantitativa dell’evoluzione del disturbo afasico; c) identificazione di elementi prognostici clinici
e neuropsicologici in pazienti con esiti di trauma cranico; f) identificazione di marcatori neuropsicologici
per la diagnosi precoce di malattia di Alzheimer.
DIPARTIMENTO DI CARDIOANGIOLOGIA
RIABILITATIVA
L’attività di ricerca del Dipartimento si sviluppa in un
contesto generale di applicazione di programmi ad
elevato contenuto clinico-assistenziale e di alta specializzazione
rivolti a pazienti cardiopatici nella fase
post-acuta di un evento cardiovascolare. In coerenza
con gli obiettivi proposti dal Piano Sanitario Nazionale,
la ricerca è finalizzata allo sviluppo delle conoscenze
e alla implementazione di protocolli diagnostici
e programmi riabilitativi nell’ambito di patologie
di grande rilevanza epidemiologica e ad elevato assorbimento
di risorse, come la cardiopatia ischemica
post-acuta e cronica, gli esiti di cardiochirurgia e lo
scompenso cardiaco.
Tali obiettivi si realizzano attraverso progetti specifici
nei seguenti ambiti:
a) Ricerca di base, sul versante della genetica e
della biologia molecolare delle cardiopatie ereditarie
con particolare attenzione alle cardiopatie
aritmogene per le quali l’attività di Fondazione
rappresenta il Centro di riferimento a livello Europeo
e l’unico Centro Italiano in grado di offrire
ai pazienti con patologie aritmogene ereditarie ad
alto rischio di morte improvvisa un servizio di assistenza
clinica specializzata e di puntuale diagnosi
genetica. Sono stati identificati nuovi polimorfismi
genetici responsabili e conclusi studi
epidemiologici e di genotipo – fenotipo delle principali
patologie aritmogene ereditarie. Sono in
corso programmi per la applicazione della genetica
molecolare alla gestione clinica delle aritmie
cardiache con particolare riferimento alla stratificazione
del rischio su base genetica e alla possibile
terapia genica delle tachicardie ventricolari.
b) Fisiopatologia cellulare cardiovascolare, rivolta
alla comprensione dei meccanismi fisiopato logici che sottendono l’insorgenza e la progressione
della cardiopatia ischemica, dello scompenso
cardiaco e, più in generale, del danno vascolare
e miocardico, con particolare riferimento
allo studio del metabolismo energetico cellulare,
al ruolo dei radicali liberi dell’ossigeno, all’attivazione
neuroumorale, e al grado di coinvolgimento
di alcuni sistemi di particolare interesse quali la
disfunzione endoteliale, l’ossido nitrico, lo stress
ossidativo, il sistema delle citochine, i fattori che
mediano l’ipertrofia e il rimodellamento, fino ai
meccanismi molecolari che regolano l’attivazione
dei processi di morte (apoptosi) e/o sopravvivenza
cellulare. Particolarmente interessante è la
dimostrazione della associazione o relazione tra
cellule progenitrici endoteliali circolanti e scompenso
cardiaco che si realizza attraverso l’azione
mielosoppressiva delle citochine.
c) Ricerca clinica, in stretta connessione con le tematiche
della ricerca di base e di fisiopatologia
sperimentale, orientata allo sviluppo e applicazione
di innovazioni tecnologiche e strumentali
per la diagnosi precoce, valutazione e stratificazione
prognostica delle cardiopatie, alla sperimentazione
di programmi riabilitativi, alla ottimizzazione
della terapia e alla prevenzione secondaria.
Le tematiche di maggiore interesse comprendono:
l’assetto neuroendocrino e il bilancio
simpatovagale, l’analisi dei segnali biologici e dei
disturbi del respiro durante il sonno, la fisiopatologia
dell’esercizio, lo studio dei fattori che regolano
o condizionano l’evoluzione clinica delle
principali cardiopatie (con particolare riferimento
alla cardiopatia ischemica e allo scompenso cardiaco),
e dei fattori che influenzano l’outcome in
riabilitazione. Significativi sono gli studi sulla fisiopatologia
dell’esercizio fisico, tolleranza allo sforzo
e funzione ventricolare nello scompenso, nel cardioperato
e nell’anziano, sul potere prognostico
aggiuntivo a medio e lungo termine di parametri
clinici ergospirometrici e dei segnali cardiorespiratori
nello scompenso, nonché sulla valutazione
del rischio di disabilità associato o relato al rischio
cardiovascolare.
d) Ricerca epidemiologica applicata nell’ambito
di trials clinici, sperimentazione e valutazione
di modelli assistenziali, orientata al coordinamento
e/o conduzione di studi epidemiologici, alla
sperimentazione farmacologica e di modelli assistenziali
innovativi in ambito cardiologico. Attenzione
speciale è rivolta allo sviluppo di modelli assistenziali
e di interventi riabilitativi di alta specializzazione,
differenziati in rapporto al grado di disabilità
e comorbidità e allo sviluppo di sistemi di
teleassistenza cardiologica applicati sia sul territorio
che in ambito di programmi riabilitativi a
lungo termine per il cardiopatico cronico.
L’attività scientifica del Dipartimento si realizza attraverso
una fitta rete di collaborazioni interne, tra i Dipartimenti
e gli Istituti di Fondazione, ed esterne con
altri Istituti di Ricerca italiani e stranieri, particolarmente
utile ed efficace nella conduzione di progetti a
valenza multidisciplinare.
Il Dipartimento favorisce la formazione, la didattica e
gli scambi culturali attraverso iniziative di cooperazione
con Istituti Universitari ed altri Enti di Ricerca.
DIPARTIMENTO DI PNEUMOLOGIA
RIABILITATIVA
L’attività di Ricerca del Dipartimento di Pneumologia
Riabilitativa, espressa attraverso i contributi delle singole
Divisioni che ad esso afferiscono è da considerarsi
sede elettiva di una medicina basata sul continuo
dialogo multidirezionale e multidisciplinare tra
ricerca di base, ricerca applicata e ricerca clinica in
ambito pneumologico. Questa, pur articolandosi,
com’è nella tradizione scientifica di questo Dipartimento,
attraverso diversi ambiti di ricerca che vanno
dalla Riabilitazione Polmonare alla Farmacologia Clinica
in ambito respiratorio, è caratterizzata da una
stretta connessione con l’attività clinico-assistenziale,
in un rapporto interattivo, tanto che se da un lato i
dati clinici costituituiscono la base di partenza degli
Lavori scientifici, dall’altro la ricerca, finalizzata allo
sviluppo di conoscenze dedicate alla verifica, al miglioramento
dei protocolli diagnostici ed allo sviluppo
di specifiche aree di eccellenza nel campo delle malattie
respiratorie, fornisce le proposte di sperimentazione
mirate al trasferimento dei risultati ottenuti
nella pratica clinica.
In quest’ottica il Dipartimento ha così consolidato la
sua attività lungo le seguenti linee di ricerca:
- Riabilitazione dell’Insufficienza Respiratoria
delle Malattie Croniche Ostruttive. Afferiscono
a questo filone di ricerca tematiche dedicate alla
valutazione dei parametri clinico funzionali indicativi
del danno respiratorio, allo studio dei fattori di rischio e delle possibilità di prevenzione delle
complicanze delle malattie respiratorie ed in particolar
modo al recupero delle disabilità che ne
deriva. Tra le modalità di trattamento non farmacologico
emerge, raccomandata da forti evidenze
scientifiche che ne documentano l’efficacia, la
Riabilitazione Polmonare (RP), che se integrata
nel trattamento individualizzato del paziente, è in
grado di ridurre i sintomi, ottimizzare lo stato funzionale,
aumentare la performance fisica, recuperando,
quindi, i pazienti ad uno stile di vita indipendente
e produttivo, attraverso la stabilizzazione
della malattia o invertendo le manifestazioni
sistemiche della stessa. Resta, pertanto, grande
l’interesse dei ricercatori del Dipartimento, impegnati
come sono nella messa a punto di programmi
globali di trattamento della patologia respiratoria
comprendenti aspetti riabilitativi e nutrizionali,
in un costante monitoraggio della progressione
tramite strumenti avanzati per la valutazione
degli “outcomes”, soprattutto riguardo a
problemi ancora aperti sugli effetti della RP, il suo
impatto su outcomes importanti, quali l’utilizzo
delle risorse sanitarie o la sopravvivenza, gli effetti
su malattie polmonari non ostruttive, la struttura
ideale e le componenti essenziali di un programma
riabilitativo, il miglior modo di valutare i
risultati e l’impatto economico sul Sistema Sanitario.
Notevole interesse riveste, poi, per il Dipartimento
di Pneumologia, il campo della telemedicina
che grazie alla disponibilità di nuove tecnologie
e programmi di telesorveglianza per patologie
croniche invalidanti, quali la BPCO e la IRC,
permette di seguire adeguatamente l’evoluzione
di tali patologie, ottimizzando l’accesso a strutture
sanitarie senza perdere in qualità di assistenza.
Infine, Grande attenzione è anche rivolta allo
studio delle malattie rare, in particolar modo lo
studio del deficit di alfa-1 antitripsina.
- Disturbi Respiratori del Sonno. I disturbi respiratori
del sonno rappresentano una percentuale
non trascurabile delle patologie dell’Apparato Respiratorio.
Pertanto, negli ultimi anni si è osservato
un interesse sempre crescente del Dipartimento
verso questa particolare classe di patologie ed i
percorsi diagnostici ad essa relativi. La capacità di
diagnosticare patologie sonno-correlate è di fondamentale
importanza nell’impostazione di Programmi
Riabilitativi anche per le possibilità terapeutiche
con ossigenoterapia e/o ventilazione
notturna, in particolare in soggetti IRC o a limite
per tale patologia. Pertanto le direttrici principali
di ricerca in quest’ambito sono rivolti a studi dedicati
alla identificazione di metodiche funzionali e
di score clinico per l’identificazione di pazienti da
sottoporre ad esame polisonnografico.
- Terapia Intensiva. L’interesse dei ricercatori del
Dipartimento per questo filone di ricerca è confermato
dai numerosi studi in corso mirati ad una migliore
ottimizzazione dell’utilizzo della ventilazione
meccanica, la cui efficacia ha già evidenza clinica,
in diverse tipologie di pazienti e nel trattamento
dell’Insufficienza Respiratoria Acuta (IRA) sostenuta
da varie patologie ed in particolare nei soggetti
affetti da Broncopneumopatia Cronica
Ostruttiva (BPCO). In particolar modo, notevole interesse
ha rivestito lo studio della NIV nell’IRA che
si è dimostrata in grado di ridurre il numero di intubazioni
endotracheali, la ventilazione meccanica
invasiva, le successive complicanze e la mortalità.
I vantaggi di questo trattamento sono tutt’ora in
studio per poterne mettere in luce le potenzialità in
particolari situazioni cliniche critiche, quali ad es. il
trattamento della patologia respiratoria in uno
stadio avanzato o nel facilitare lo svezzamento dal
ventilatore, definendo i tempi ed i modi dell’applicazione,
in particolare, dello stesso trattamento.
- Fisiopatologia e Meccanica Respiratoria. Gli
orientamenti dell’attività di ricerca in questo settore
sono direttamente collegati alle attività cliniche,
infatti, alcune tematiche di ricerca nel
campo della meccanica respiratoria nel soggetto
critico sono state sviluppate producendo interessanti
risultati, principalmente riguardo alle modalità
di ventilazione meccanica e/o di svezzamento
dal ventilatore. In particolar modo sono state studiate
risposte fisiologiche durante un processo di
svezzamento in soggetti trachostomizzati, l’aggiunta
di ventilazione a percussione intrapolmonare
al normale ciclo fisioterapico, (riscontrando
un miglioramento degli scambi gassosi e della
meccanica polmonare), ed alcune tecniche di
svezzamento in casi di ventilazione proporzionale
assistita in soggetti BPCO.
- Indagini Biologiche in Pneumologia. L’attività di
ricerca in questo settore, supportata da una specialistica
attività di laboratorio, ha come scopo
principale quello di conoscere le basi biologiche dell’Asma e della Broncopneumopatia Cronica
Ostruttiva (BPCO), esplorando approcci preventivi
e terapeutici sperimentali, in particolar modo attraverso
l’identificazione di nuove metodiche non
invasive che possano permettere il riconoscimento
e il monitoraggio dell’infiammazione delle vie
aeree, da sempre uno degli obiettivi della ricerca in
campo pneumologico. La tecnica dell’Espettorato
Indotto si è rivelata appunto una delle metodiche
più adatte a questo scopo. Essa è in grado di fornire
informazioni dirette circa il grado di infiammazione
bronchiale e quindi in grado di aumentare le
possibilità di diagnosi e di monitoraggio della patologia
respiratoria. Infatti, utilizzando tale metodiche,
che permette la misurazione di indicatori di
attivazione cellulare, viene valutato il tipo e il grado
di infiammazione bronchiale allo scopo di definire
i meccanismi fisiopatologici e l’efficacia del trattamento
farmacologico.
- Farmacologia Clinica. Va sottolineato, inoltre,
l’attività di ricerca dipartimentale nell’area farmacologica,
infatti il Dipartimento si è rivelato in
grado di attrarre, con la sua organizzazione in termini
di procedure scientifiche definite e validate
dal Comitato Etico e dalla Direzione Scientifica
Centrale, finanziamenti privati dall’Industria farmaceutica
per l’esecuzione di Trials Clinici farmacologici
multicentrici nazionali ed internazionali. Sono
molteplici gli approcci terapeutici nel trattamento
delle patologie respiratorie, aventi come obiettivo
principale quello di prevenire e controllare i sintomi,
ridurre la frequenza e la gravità delle riacutizzazioni,
con conseguente riduzione di ricoveri
ospedalieri, migliorare la Qualità di Vita (QdV) e la
tolleranza allo sforzo. Un ruolo fondamentale è rivestito
dalla terapia farmacologia. A questo proposito
si sono conclusi alcuni protocolli di ricerca
multicentrici interdipartimentali su tematiche quali
l’aderenza al trattamento nell’Asma, l’immunoterapia
sublinguale per l’allergia all’acaro nella Rinite
moderata e la necessità di un approccio basato
sull’evidenza clinica nella riacutizzazione di BPCO.
Nell’attuare i programmi di ricerca sperimentale e clinica
il Dipartimento ha instaurato una fitta rete di
collaborazioni con Istituti universitari ed Istituti di ricerca
nazionali ed internazionali. La sua attività di ricerca
favorisce, inoltre, una proficua attività didattica
e formativa; peculiare la sua capacità di inserirsi in
rete sia con l’attività scientifica degli altri Dipartimenti
che con altri Istituti di Ricerca, per la produzione di
progetti specifici e multidisciplinari.
Va inoltre menzionata l’attività scientifica di molti ricercatori
afferenti al Dipartimento in qualità:
- relatori e/o organizzatori di convegni scientifici di
livello nazionale ed internazionale
- revisori ECM
- membri di comitati editoriali
- revisori di riviste scientifiche di carattere nazionale
ed internazionale.
L’attività formativa, infine, si è esplica anche attraverso
l’attività editoriale del “Monaldi Archives for
Chest Disease”, unica rivista nazionale recensita del
settore.
DIPARTIMENTO DI RIABILITAZIONE
INTEGRATIVA DELL’ANZIANO
Il Dipartimento di Riabilitazione Integrativa dell’Anziano,
nel suo ruolo di consulenza per gli altri Dpt
scientifici della Fondazione Salvatore Maugeri, per
quanto attiene gli aspetti gerontologico-geriatrici
della riabilitazione specialistica, ha svolto nel corso
del 2007 la seguente attività scientifica clinica e sperimentale
e formativa:
1.0 VALUTAZIONE MULTIDIMENSIONALE
1.1 Comorbilità e mortalità per insufficienza
cardiaca cronica a 12 anni: ruolo dell’indice di
Charlson
Scopo del nostro studio è stato quello di valutare la
relazione tra indice di Charlson e mortalità a 12 anni
per insufficienza cardiaca cronica (CHF) nella popolazione
di ultra65-enni arruolati nell’Osservatorio Geriatrica
Campano. Dall’analisi si evince che l’indice di
Charlson risulta predittivo sia in presenza che in assenza
di patologie come la broncopneumopatia cronica,
le malattie neurologiche e le vasculopatie periferiche
mentre perde tale ruolo in presenza di diabete
e soprattutto di CHF. Si conclude, pertanto, che
l’indice di Charlson non è predittivo di mortalità in
presenza di CHF indicando come tale patologia,
anche isolatamente, possa influenzare in maniera
drammatica la prognosi nel paziente anziano.
(Russo S, Montuori C, Panza G, Loffredo F, Abbruzzese
R, Rossetti M, Langellotto A, Avolio D, De Rosa
G, Visconti C, Mazzella F, Cacciatore F, Abete P,
Rengo F. Comorbilità e mortalità per insufficienza
cardiaca cronica a 12 anni: ruolo dell’indice di
Charlson. G Gerontol 2007; 55: 638).
2.0 CARDIOANGIOLOGIA RIABILITATIVA NELL’ANZIANO
2.1 An active lifestyle improves outcome of primary
angioplasty in elderly patients with acute
myocardial infarction
È stato approfondito il ruolo dell’attività fisica pregressa
nel condizionare la prognosi a 30 gg e ad 1
anno dopo angioplastica primaria in soggetti anziani
ultra-70enni con IMA, dimostrando che l’elevata
mortalità riscontrata nell’intera casistica a 30 gg di
oltre il 13%, se viene stratifica per livelli di attività fisica
sale al 23,1% nei sedentari per scendere al
18.2% nei soggetti con attività moderata ed al 4% nei
soggetti con attività fisica più elevata. Analogo trend
si riscontra dopo 1 anno dall’angioplastica primaria
(Rengo G, Galasso G, Piscione F, Golino L, Fortunato
F, Zincarelli C, Cassese S, Abete P, Chiariello M,
Rengo F, Leosco D. An active lifestyle improves outcome
of primary angioplasty in elderly patients with
acute myocardial infarction. Am Heart J 2007; 154
(2): 352-360).
2.2 Malnutrizione in pazienti anziani ammessi in
un setting di riabilitazione cardiologica
Abbiamo condotto uno studio prospettico su una
coorte di soggetti ammessi tra Febbraio 2003 e Dicembre
2005 dopo intervento di cardiochirurgia. La
percentuale di pazienti classificati come malnutriti,
usando i 5 diversi parametri (BMI <22 kg/m2, albuminemia
<35 g/L, colesterolemia <160 mg/dL, conta
linfocitaria <1500, NRI <97.5), variava da 6.6% con il
BMI a 62.7% con l’NRI. La malnutrizione rappresenta
una frequente evenienza spesso misconosciuta. Il
nostro studio dimostra come tale condizione sia altamente
prevalente in una popolazione anziana ricoverata
in una unità di riabilitazione cardiologia e come
essa condizioni l’incidenza di MACE ad 1 anno di
follow-up, suggerendo, quindi, la necessità, anche in
questo gruppo di pazienti di un’analisi più approfondita
dello stato nutrizionale e di adeguati approcci terapeutici.
(Salvatori G, Corbi G, Furgi G, Rengo F, Oriani G, Ferrara
N. Malnutrizione in pazienti anziani ammessi in
un setting di riabilitazione cardiologica. G Gerontol
2007; 55: 640).
2.3 Valutazione età-dipendente della funzione
eritropoietica in cardioperati sottoposti a riabilitazione
cardiologica intensiva
Il nostro studio ha inteso tipizzare pazienti postoperati
in base all’età ed all’anemia, nell’intento di
valutare il ruolo di questa e della risposta eritropoietica
sul recupero e sugli outcomes finali. Dai
nostri dati si evince che i pazienti anziani cardiooperati
presentano maggior grado di anemia non
associato ad aumento dei livelli di eritropoietina e
reticoliciti, suggerendo una ridotta risposta renale
e midollare alla stimolazione anemica correlata all’invecchiamento.
Inoltre un programma riabilitativo
precoce è in grado di ottenere un recupero
funzionale non dissimile da quello ottenuto nei pazienti
più giovani, suggerendo che i programmi di
riabilitazione intensiva cardiologica trovano una sicura
indicazione anche nei pazienti anziani postoperati.
(Corbi G, Ferrara N, Longobardi G, Cacciatore F, Furgi
G, Rengo F. Valutazione età-dipendente della funzione
eritropoietica in cardioperati sottoposti
a riabilitazione cardiologica intensiva. Giorn It
Cardiol 2007; 8 suppl. 2, 62).
2.4 Mortality and heart rate in the elderly: role
of cognitive impairment
È stata valutata la mortalità e l’aumento della frequenza
cardica (FC) in soggetti anziani in presenza
o in assenza di deficit cognitivo (DC). Di
1991 sono stati randomizzati 1332 soggetti e sono
stati seguiti per 12 anni rilevando una mortalità del
98.1%. Stratificando la FC per quartili, si è dimostrata
una relazione lineare mortalità ed i più alti livelli
di FC nell’intera casistica e nei soggetti senza
DC ma non in quelli con DC. L’analisi di Cox, aggiustata
per tutte le variabili, dimostra che la FC
non predice la mortalità nell’intera casistica o in
quelli con DC. In contrasto, la FC predice la mortalità
soltanto nei soggetti senza DC. Il DC può essere
considerato un fattore di rischio di mortalità
nel soggetto anziano quando si accompagna ad
aumento della FC.
(Cacciatore F, Mazzella F, Abete P, Viati L, Galizia G,
D’Ambrosio D, Gargiulo G, Russo S, Visconti C, Della
Morte D, Ferrara N, Rengo F. Mortality and heart rate
in the elderly: role of cognitive impairment. Exp Aging
Res 2007; 33 (2): 127-144).
2.5 Prognostic importance of metabolic abnormalities
in elderly patients with chronic heart
failure
In 1274 anziani è stata posta diagnosi di CHF in 228
soggetti (28,7%) mentre in 567 soggetti (71,3%) è
stata posta diagnosi di cardiopatia senza CHF (CVD).
Dopo avere escluso i pazienti con insufficienza renale, diabete insulino-dipendente e BPCO, i cardiopatici
con CHF dimostrano livelli maggiori di potassio,
urea, creatinina, bilirubinemia totale, acido
urico, neutrofili mentre il sodio, il colesterolo totale, le
protrine totali, l’emoglobina ed i linfociti dimostrano
livelli minori. La sopravvivenza è stata di 865.9±375.5
giorni nell’intera popolazione, di 924±333,3 giorni nei
pazienti CVD e di 721,7±431,5 giorni nei pazienti CHF
(P<.001). L’età (P=.006), il sesso (P=.04), la classe
NYHA (P=.004), il sodio basso (P=.04); l’acido urico
alto (P=.04), la fosfatasi alcalina (P=.007), la bilirubina
totale (P=.05) sono predittori indipendenti di
mortalità nel gruppo CHF.
(Iannuzzi GL, Vitale DF, Luchetti G, Corbi G, Furgi G,
Cacciatore F, Mazzella F, Acanfora D, Rengo F. Prognostic
importance of metabolic abnormalities in elderly
patients with chronic heart failure. International
Association of Gerontology and Geriatrics VI
European Congress July 5-8, 2007, Saint Petersburg,
Russia).
2.6 Prior exercise improves age-dependent vascular
endothelial growth factor downregulation
and angiogenesis responses to hind-limb
ischemia in old rats
Lo studio ha indagato la capacità dell’esercizio fisico
preventivo sia capace di di indurre un pattern favorevole
ad incrementare la neoangiogenesi in ratti anziani
con ischemia di un arto inferiore. Dopo 7 gg
dalla chiusura della femorale HIF-1α e VEGF negli
animali allenati: aumentano la densità di capillari e la
perfusione dell’arto ischemico al rilievo istologico, angiografico
e con la tecnica delle microsfere. La capacità
di esercizio ed il trofismo dell’arto ischemico
sono maggiori negli animali allenati, nei quali lariduzione
del VEGF sierico riflette la riduzione del danni
ischemico indotto dall’esercizio. In conclusione, l’allenamento
fisico rappresenta un valido presidio per
correggere la riduzione età-dipendente di VEGF in
corso di ischemia.
(Leosco D, Rengo G, Iaccarino G, Sanzari E, Golino L,
De Lisa G, Zincarelli C, Fortunato F, Ciccarelli M, Cimini
V, Altobelli GG, Piscione F, Galasso G, Trimarco
B, Koch WJ, Rengo F. Prior exercise improves age-dependent
vascular endothelial growth factor downregulation
and angiogenesis responses to hind-limb
ischemia in old rats. J Gerontol A Biol Sci Med Sci
2007; 62 (5): 471-480).
2.7 Exercise training and beta-blocker treatment
ameliorate age-dependent impairment
of beta-adrenergic receptor signaling an
enhance cardiac responsiveness to adrenergic
stimulation
Nell’animale da esperimento è stato confrontato il
risultato ottenuto in ratti anziani di due differenti
strategie sulla disfunzione β-recettoriale e sulla riserva
isotropa. Le alterazioni funzionali età-dipendenti
migliorano negli animali allenati ed in quelli
trattati con metoprololo o con metoprololo+allenamento
rispetto al gruppo sedentario di controllo,
potendo concludere che l’attività fisica e la somministrazione
del β-bloccante possono migliorare il
signaling β-recettoriale nel cuore senile migliorando
la disfunzione β-recettoriale e l’inotropismo
del ventricolo sn.
(Leosco D, Rengo G, Iaccarino G, Filippelli A, Lymperopoulos
A, Zincarelli C, Fortunato F, Golino L,
Marchese M, Esposito G, Rapacciuolo A, Rinaldi B,
Ferrara N, Koch WJ, Rengo F. Exercise training and
beta-blocker treatment ameliorate age-dependent
impairment of beta-adrenergic receptor signaling
and enhance cardiac responsiveness to adrenergic
stimulation. Am J Physiol Heart Circ Physiol
2007; 293 (3): H1596-H1603).
3.0 NEUROLOGIA RIABILITATIVA
3.1 Lymphocyte G-protein-coupled receptor kinase-
2 is upregulated in patients with Alzheimer’s
disease
Le G-protein-coupled receptor kinase-2 (GRK2)
svolgono un ruolo importante nella regolazione del
signaling della G-protein-coupled receptors
(GPCRs), essendo in grado di incrementare l’espressione
associata conla desensibilizzazione recettoriale.
Noi abbiamo esplorato i livelli di GRK2
nei linfociti di pazienti affetti da malattia di
Alzheimer (AD), dimostrando una importante correlazione
con il grado di deficit cognitivo. GRK2
mRNA e l’espressione della proteina sono più elevate
in ADpz rispetto al controllo e sono correlate
con il grado di compromissione della cognitività. Il
nostro studio suggerisce l’ipotesi che GRK2 possa
rappresentare un biomarker nella diagnosi di AD.
(Leosco D, Fortunato F, Rengo G, Iaccarino G, Sanzari
E, Golino L, Zincarelli C, Canonico V, Marchese
M, Koch WJ, Rengo F. Lymphocyte G-protein-coupled
receptor kinase-2 is upregulated in patients
with Alzheimer’s disease. Neurosci Lett 2007; 415
(3): 279-282).
3.2 Vascular Risk Factors in Mild Cognitive Impairment
Subtypes. Findings from the ReGAl
Project
Abbiamo investigato il ruolo dei fattori di rischio vascolari
in differenti sottotipi di Mild Cognitive impairment
(MCI) afferenti ad uno studio clinico multicentrico
trasversale: 207 soggetti MCI sono stati
studiati, di cui 33 con “single non-memory MCI”
(snmMCI), 42 con “multiple-domain amnestic MCI”
(mdMCI-a) and 132 con “amnestic MCI” (aMCI). I
pazienti “snmMCI” dimostrano una più alta frequenza
di cardiopatia ischemica (CAD) e di
TIA/stroke, un più alto score di Hachinski e maggiore
frequenza di leucoaraiosi alla risonanza magnetica
rispetto ai soggetti “aMCI”. I soggetti
“mdMCI” dimostrano caratteristiche cliniche simili a
quelli “aMCI” ove si escluda una più elevata frequenza
di storia di TIA/stroke, concludendo che
“snmMCI” può essere considerato un disordine cognitivo
su base vascolare.
(Mariani E, Monastero R, Ercolani S, Mangialasche F,
Caputo M, Feliziani FT, Vitale DF, Senin U, Mecocci P.
Vascular Risk Factors in Mild Cognitive Impairment
Subtypes. Findings from the ReGAl Project. Dement
Geriatr Cogn Disord 2007; 24 (6): 448-456).
3.3 Screening of Depressive Symptoms in
Young-Old Hemodialysis Patients: Relationship
between Beck Depression Inventory and 15-
Item Geriatric Depression Scale
Abbiamo valutato la relazione tra la Beck Depression
Inventory (BDI) e la 15-item Geriatric Depression
Scale (GDS-15) in soggetti anziani emodializzati
o ospedalizzati. Nel gruppo ospedalizzato la
presenza di sintomi depressivi (BDI≥14; GDS-15≥6)
si riscontrava rispettivamente nel 29 e 32% mentre
nel gruppo emodializzato era rispettivamente del 61
e 58%, utilizzando i due diversi strumenti. Una correlazione
significativa tra BDI e GDS-15 si osserva
nei soggetti ospedalizzati (r=0.808; p<0.001), in
quelli emodializzati (r=0.692; p<0.001) e nell’intera
casistica (r=0.777; p<0.001). Le “ROC curves” individuano
un catoff di ≥6 per la GDS-15 comparato
con la BDI, potendo concludere che la GDS-15 è
uno strumento valido per valutare i sintomi depressivi
in pazienti anziani emodializzati.
(Giordano M, Tirelli P, Ciarambino T, Gambardella A,
Ferrara N, Signoriello G, Paolisso G, Varricchio M.
Screening of Depressive Symptoms in Young-Old
Hemodialysis Patients: Relationship between Beck
Depression Inventory and 15-Item Geriatric Depression
Scale Nephron Clin Pract 2007; 106 (4): c187-
c192).
3.4 Influence of comorbidity and cognitive
status on instrumental activities of daily living in
amnestic mild cognitive impairment: results
from the ReGAl project
È stato investigato il ruolo della comorbilità e della
performance cognitiva sulle modificazioni delle IADL
in 132 soggetti con “mild cognitive impairment
(aMC)” rispetto a 249 soggetti “no cognitive impairment
(nCI)”. Nei soggetti “aMCI” il deficit cognitivo
recita sulle IADL un ruolo più importante rispetto alla
comorbilità, per cui si ritiene molto importante nella
valutazione dei soggetti “aMCI” pesare le IADL.
(Mariani E, Monastero R, Ercolani S, Rinaldi P, Mangialasche
F, Costanzi E, Vitale DF, Senin U, Mecocci
P; for the ReGAl Study Group. Influence of comorbidity
and cognitive status on instrumental activities
of daily living in amnestic mild cognitive impairment:
results from the ReGAl project. Int J Geriatr
Psychiatry 2007; 2: 1-8).
3.5 Falls in the elderly: predictive role of stroke
and heart failure on occurrence and long-term
mortality
Abbiamo osservato in 1288 soggetti anziani (65-95
aa; media 74,2±6.4 aa) una prevalenza di cadute del
13.5%. Nel 13.9% di questi pazienti la caduta aveva
provocato una frattura ed il 17.9% era caduto 3 o più
volte. Nei pazienti con insufficienca cardiaca (HF)
ed in quelli con pregresso stroke la prevalenza di
cadute sale al 29.8 e 29.0% rispettivamente
(p<0.001) mentre i pazienti con deficit visivo o mentale
(MMSE<24) la prevalenza è del 23.8% e del
19.4% rispettivamente (p<0.001). L’analisi multivariata
dimostra che i pazienti HF ed quelli con pregresso
stroke hanno un rischio indipendente di caduta
di 2.01 e 2.02. In conclusione, possiamo sottolineare
che particolare attenzione deve essere posta
ai soggetti anziani con HF o pregresso stroke; in
questi ultimi pazienti si impone un programma di
prevenzione delle cadute in considerazione che
queste sono altamente predittive di mortalità.
(Cacciatore F, Mazzella F, Galizia GL, Testa GL, Simione
I, Furgi G, Vitale DF, Abete P, Rengo F. Falls in
the elderly: predictive role of stroke and heart failure
on occurrence and long-term mortality. International
association of Gerontology and Geriatrics VI
European Congress; July 5-8, 2007, Saint Petersburg,
Russia).
3.6 L’aumentata suscettibilità al danno ischemico
cerebrale nel cervello invecchiato è correlata
ai piu bassi livelli di e-PKC
Scopo del nostro studio è stato quello di valutare se
il cervello di ratto invecchiato è più suscettibile all’ischemia
in relazione a livelli più bassi di e-PKC. Nonostante
la maggiore severità di insulto ischemico ai
quali erano stati sottoposti i ratti giovani ed adulti, all’analisi
istologica il numero dei neuroni vivi nella
zona CA1 dell’ippocampo non differiva tra i tre differenti
gruppi di ratti (giovani = 1133±31; adulti =
917±62; invecchiati = 964±72). Nessuna differenza
statisticamente significativa è stata osservata nei livelli
di γ-PKC, α-PKC ed e-PKC nella frazione cellulare
solubile o citosolica dei neuroni di ippocampo.
Nella frazione cellulare particolata o di membrana i
valori di e-PKC nel cervello dei ratti invecchiati erano
più bassi del 21% e del 30% rispetto ai livelli di e-PKC
nel cervello di ratti giovani ed adulti (p<0.05) mentre
i livelli di γ-PKC e di α-PKC rimanevano invariati. In
conclusione, l’aumentata suscettibilità nel cervello di
ratto invecchiato successivamente ad insulto ischemico
potrebbe essere correlata, almeno in parte, a
più bassi livelli di e-PKC e quindi ad una riduzione
dell’azione neuro-protettiva di questa chinasi.
(Della Morte D, De Rosa G, D’Ambrosio D, Gargiulo
G, Rossetti M, Abbruzzese R, Visconti C, Russo S,
Panza G, Montuori C, Abete P, Rengo. L’aumentata
suscettibilità al danno ischemico cerebrale nel cervello
invecchiato è correlata ai piu bassi livelli di e-
PKC. G Gerontol 2007; 55: 506).
3.7 Stress and dementia: the role of the
hypothalamic-pituitary-adrenal axis
hypothalamic-pituitary-adrenal axis
Mediante un approccio cronologico, abbiamo studiato
il cortisolo e la secrezione di DHEAS in soggetti
anziani sani ed in pazienti affetti da deficit cognitivo,
includendo sia patologie vascolari che degenerative.
Quando sono stati comparati i giovani controlli
sia con pazienti anziani sani che con pazienti
dementi, in particolari quelli con AD, è stato evidenziato
un incremento dei livelli di cortisolemia nelle
ore notturne, cioè nel momento di massima risposta
dell’ippocampo alle stimolazioni da parte di input
inibitori. Nello stesso tempo viene rilevata una chiara
riduzione età- e malattia-dipendente della secrezione
del DHEAS. Pertanto il rapporto molare cortisolo/
DHEAS risulta significativamente più alto in
persone anziane sane e ancor più in pazienti dementi,
se comparato ai giovani controlli, e significativamente
associato all’età ed al deficit cognitivo. Infine,
le variazioni quantitative e qualitative della secrezione
di adrenalina, sono significativamente legate
al riduzione del volume dell’ippocampo, misurato
con MRI. In conclusione, sono state evidenziate
differenti cause che hanno a che fare con il ruolo
patogenetico dello stress ormonale nella progressione
dei disordini cognitivi in soggetti anziani. Il
conseguente danno neuronale dell’ippocampo potrebbe
essere responsabile della continua stimolazione
dell’asse HPA e l’aumentata produzione ipotalamica
di vasopressina e di ormoni corticotropi.
(Magri F, Cravello L, Barili L, Sarra S, Cinchetti W,
Salmoiraghi F, Micale G, Ferrari E. Stress and dementia:
the role of the hypothalamic-pituitaryadrenal
axis. Aging Clinical and Experimental Research
2006; 18: 167-170).
4.0 RIABILITAZIONE REUMATOLOGICO/ORTOPEDICA
4.1 Supporto familiare, relazioni sociali e mortalità
a 12 anni in soggetti anziani
Scopo dello studio è stato quello di identificare il
ruolo svolto dal “Social network”, ovvero dalla frequenza
di relazioni con la famiglia e parenti e con
amici e vicini, sulla mortalità a 12 anni in soggetti anziani
residenti nella regione Campania. L’analisi è
stata condotta sul campione di popolazione dello
“Osservatorio Geriatrico della Campania”, 1288 soggetti
ultra-65enni con età compresa tra i 65-95 anni
(media 74.2±6.4 anni). Lo studio ha dimostrato come
la frequenza di rapporti con il nucleo familiare eserciti
un ruolo protettivo sulla mortalità a lungo termine
in soggetti anziani indipendentemente dal ruolo
esercitato dall’età, dal sesso, dalla presenza di decadimento
delle funzioni cognitive, dalla sintomatologia
depressiva, dalla comorbidità e fragilità. Anche i rapporti
extra familiari, intesi come rapporti con amici e
vicini, esercitano un ruolo protettivo, anche se non in
maniera statisticamente significativa.
(Mazzella F, Cacciatore F, Viati L, Abete P, Rengo F.
Supporto familiare, relazioni sociali e mortalità a 12
anni in soggetti anziani. G Gerontol 2007; 5: 589).
5.0 PNEUMOLOGIA RIABILITATIVA
5.1 Correlation between cognitive impairment
and dependence in hypoxemic COPD
In soggetti affetti da COPT con ipossiemia è stata di
stata confermata l’esistenza di una correlazione tra
deficit cognitivo e la pneumopatia ma non con la gravità della malattia. Inoltre, è stato dimostrato che l’esistenza
di una correlazione tra il deficit cognitivo e la
dipendenza fisita (BADL, IADL).
(Antonelli-Incalzi R, Corsonello A, Trojano L, Acanfora
D, Spada A, Izzo O, Rengo F. Correlation between cognitive
impairment and dependence in hypoxemic
COPD. J Clin Exp Neuropsychol 2007 Jun 21: 1-10).
5.2 Screening of cognitive impairment in
chronic obstructive pulmonary disease
In soggetti affetti da COPT con ipossiemia, nei quali è
stata confermata una correlazione tra BPCO e deficit
cognitivo, è stato valutato il potere predittivo della
“Mental Deterioration Battery-MDB-” vs il MMSE, dimostrando
che il MMSE in presenza di 1 IADLpersa
possiede un potere maggiore rispetto alla MDB.
(Antonelli-Incalzi R, Corsonello A, Trojano L, Pedone
C, Acanfora D, Spada A, Izzo O, Rengo F. Screening
of cognitive impairment in chronic obstructive pulmonary
disease. Dement Geriatr Cogn Disord 2007;
23 (4): 264-70. Epub 2007 Mar 12).
6.0 ONCOLOGIA
6.1 Massive load of functional effector CD4+
and CD8+ T cells against cytomegalovirus in
very old subjects
È stato valutato la risposta delle Tcells a 2 proteine
immunogeniche, pp65 e IE-1, in 65 soggetti con infezioni
croniche di età compresa tra 25-100 anni, sulla
ipotesi che un basso stato proinfiammatorio sistemico
e progressivo rappresenti la maggiore caratteristica
dell’immunosenescenza. Lo studio ha dimostrato
che CMV rappresenta un importante induttore
dell’attivazione immunologica nel paziente anziano e
che un rimarchevole impatto del CD4 e CD8+Tcells
sono necessari per proteggere l’anziano dalla reazione
endogena CMV.
(Vescovini R, Biasini C, Fagnoni FF, Telera AR, Zanlari
L, Pedrazzoni M, Bucci L, Monti D, Medici MC, Chezzi
C, Franceschi C, Sansoni P. Massive load of functional
effector CD4+ and CD8+ T cells against cytomegalovirus
in very old subjects. J Immunol 2007;
179: 4283-91).
7.0 ATTIVITÀ CONGRESSUALE
7.1 2°Congresso della Società Italiana di Riabilitazione
di Alta Specializzazione (SIRAS)
Nell’ambito del Congresso, tenutosi a Benevento dal
25-26 ottobre 2007, precisamente nella sessione dedicata
alla “Riabilitazione molecolare” e alla “Riabilitazione
del cardiopatico complesso”, sono stati
esposti i percorsi assistenziali del cardiopatico anziano
affetto da comorbilità, i quali prevedono l’indispensabilità
di una valutazione multidimensionale
per definire il programma terapeutico-riabilitativo di
questa tipologia di paziente. I risultati raggiunti sono
stati possibili attraverso una intensa collaborazione
tra il Dpt di Cardiologia riabilitativa ed il Dpt di Riabilitazione
integrativa dell’anziano.
RIABILITAZIONE INTEGRATIVA
DEL DISABILE E DELL’ANZIANO
E ERGONOMIA OCCUPAZIONALE
I principali filoni che sono stati sviluppati nel corso
dell’anno corrente rimangono in continuità con gli
studi condotti negli scorsi anni e si riferiscono alla seguenti
tematiche:
1) Argomenti di Riabilitazione Occupazionale e
Ergonomia, applicate alla clinica riabilitativa.
2) Misurazione dell’outcome in Medicina Riabilitativa
e Occupazionale.
Molte ricerche si svolgono in stretta collaborazione
con le Unità Operative della nostra Fondazione afferenti
alle altre linee di ricerca specialistiche settoriali.
Entrambi i filoni di ricerca si inseriscono nei concetti
ispiratori del documento OMS “International Classification
of Functioning, Disability and Health (ICF)”
che enfatizza soprattutto l’analisi di attività funzionali
e della partecipazione come aspetti fondamenti per la
descrizione della salute e degli stati ad essa correlati.
1) Argomenti di Riabilitazione Occupazionale e
Ergonomia, applicate alla clinica riabilitativa
Su questi temi le principali ricerche sono state le seguenti:
- Valutazione funzionale multi-dimensionale e riabilitazione
mirata del paziente con malattia di
Parkinson, con particolare riguardo per disturbi
dell’equilibrio, dei passaggi posturali e della
marcia e paura di cadere.
- Valutazione del recupero funzionale e del reinserimento
dell’amputato protesizzato di arto inferiore
sottoposto a trattamento riabilitativo (inclusi
studi sui fattori legati all’utilizzazione a lungo termine
di apparecchiature protesiche e analisi comparative di questionari patologia-specifici) e
del paziente cardiopatico critico.
- Studi sugli effetti di un programma di allenamento
fisico nei soggetti della terza età (over 65 e over
75) su prestazioni muscolari, equilibrio, massa
ossea, abilità funzionale globale, stile di vita ecc.
- Disturbi muscolo-scheletrici a genesi lavorativa a
livello dell’arto superiore e del rachide, dalla prevenzione
al reinserimento (con particolare riguardo
alla messa a punto di metodologie per la
quantificazione del rischio da movimentazione
manuale di pazienti da parte di personale ospedaliero).
- Interventi per la riduzione dell’inabilità temporanea
assoluta dell’infortunato sul lavoro fino al
reinserimento lavorativo.
- Studi sull’appropriatezza del ricovero riabilitativo
in regime di day-hospital.
Fra le tematiche interdipartimentali, svolte in stretta
collaborazione con le altre Unità Operative della nostra
Fondazione, afferenti alle linee di ricerca specialistiche
settoriali, riportiamo inoltre:
- il progetto di collaborazione nazionale e internazionale,
in corso presso alcuni nostri Centri, per la
validazione di strumenti derivati dall’ICF e definiti
ICF Core Set che raccolgono una lista di categorie
ICF prevedibilmente rilevanti e significative in
certe condizioni patologiche. In base a considerazioni
epidemiologiche, sanitarie e socio-assistenziali,
sono stati individuati dal progetto come significativi
per il contesto sanitario e riabilitativo
del nostro Paese i 4 Core set relativi a ictus cerebrale,
osteoporosi, dolore cronico e malattie respiratorie
ostruttive croniche;
- l’analisi della mobilità nel lungo periodo (24-48
ore), tramite apparecchiature portatili non invasive
di registrazione avanzate di attività motorie e
di costo energetico, con la creazione di software
dedicati, applicate a pazienti con diverse patologie
disabilitanti di varia natura (cardio-respiratoria,
angiologica, nefrologica, ecc.) in fase riabilitativa.
2) Misurazione dell’outcome in Medicina Riabilitativa
e Occupazionale
Il settore di ricerca relativo alla misurazione del risultato
terapeutico (“outcome”) focalizza la propria attenzione
alla quantificazione di gesti e attività motorie,
variabili psico-comportamentali, capacità residue
e potenziali dei pazienti, oltre che all’analisi di
variabili prognostiche rispetto alla disabilità e dipendenza
funzionale. Sono analizzati e perfezionati questioni,
scale, test e apparecchiature per la valutazione
funzionale, anche ai fini di una ottimale gestione clinica
del paziente e di processi di verifica e revisione
di qualità.
I principali temi di ricerca sono relativi a:
- Validazione sia con metodiche psicometriche
classiche sia con modelli di Rasch (con adattamento
transculturale) di scale di valutazione funzionale,
equilibrio, mobilità, paura di cadere, immagine
corporea, attività, partecipazione e qualità
di vita, in differenti popolazioni di pazienti con
grave disabilità acquisita (in particolare malattia di
Parkinson e amputati di arto inferiore o superiore).
- Analisi comparativa di metodi di rilevazione della
sincerità di sforzi massimali in condizioni isocinetiche.
- Sviluppo e uso clinico di metodologie strumentali
per la valutazione delle capacità funzionali e delle
limitazioni in soggetti affetti da malattie neurologiche
con grave disabilità, in relazione ad attività
domiciliari ed eventualmente anche lavorative.
Questo filone di ricerca affronta il problema sia
tramite registrazione prolungata di attività motorie,
sia tramite la quantificazione dell’impegno
psicofisico e del costo energetico durante attività
quotidiane nelle 24-48 ore. Lo scopo finale di
questi studi è la valutazione delle capacità residue
e dell’outcome del disabile quando reinserito nel
proprio ambiente sociale, ai fini della realizzazione
di percorsi rieducativi individuali, della prescrizione
della “finestra terapeutica” utile in questi
pazienti, della comparazione fra capacità residue
e richieste energetiche domiciliari e/o lavorative, e
della somministrazione di programmi rieducativi
in piena sicurezza e in continuità assistenziale per
ogni pazienti.
Le ricerche condotte in questi anni nei due settori
precedentemente esposti hanno anche portato a significative
pubblicazioni didattiche, quali:
- l’avvio di una collana editoriale dedicata ad “Argomenti
di Terapia Occupazionale”, che ha già visto
la realizzazione di 2 volumi;
- la stesura di 2 importanti capitoli, sull’outcome e
sull’ergonomia, in un noto “Trattato di Medicina
Riabilitativa”;
- la collaborazione alla stesura delle Linee-Guida
SIMLII sulla movimentazione dei pazienti in ambiente sanitario-assistenziale e la connessa organizzazione
di corsi su tale argomento;
- la preparazione del capitolo su “Ergonomia e progettazione
dell’ambiente lavorativo” di un volume
di riferimento italiano sugli ausili.
DIPARTIMENTO DI BIOINGEGNERIA
E TECNOLOGIE BIOMEDICHE
Afferiscono al Dipartimento i Servizi di Bioingegneria
degli Istituti Scientifici di Castel Goffredo, Montescano,
Telese, Veruno e Pavia.
Attività
L’attività dei Servizi di Bioingegneria della Fondazione
Salvatore Maugeri è finalizzata a fornire al
Riabilitatore nuove metodiche strumentali ad alto
contenuto tecnologico e/o matematico-ingegneristico
per l’indagine ed il recupero delle capacità
funzionali di portatori di menomazioni neuromotorie,
cardiorespiratorie e di patologie croniche sistemiche
disabilitanti.
Il raggiungimento di tali obbiettivi si esplica attraverso
il supporto, la qualificazione e l’incremento
della ricerca scientifica applicata che l’Ente persegue
nelle linee di attività istituzionali di Riabilitazione Cardiologica,
Pneumologica, Neuromotoria.
La presenza del Servizio di Bioingegneria come unità
operativa all’interno dell’Istituto di Riabilitazione, peculiarità
della Fondazione Maugeri, ha prodotto sin
dalle origini una stretta integrazione tra il Servizio e le
Unità Cliniche che consente da un lato una presenza
ed un coinvolgimento costante nelle problematiche
sanitarie di personale con competenze tecniche, dall’altro
l’immediato trasferimento dei risultati ottenuti
dalla ricerca all’attività sanitaria, sia essa clinica o gestionale.
Il livello della ricerca svolta è tale da attrarre finanziamenti
da programmi nazionali e internazionali (contratti
di ricerca con la Comunità Europea, le Regioni,
il Ministero della Salute, dell’Istruzione Università e
Ricerca, o di altri Enti).
Il Servizi di Bioingegneria si incaricano inoltre di coadiuvare
il personale sanitario nelle problematiche che
coinvolgano la tecnologia in ambiente sanitario.
Le competenze specifiche delle Unità Operative afferenti
al Dipartimento sono:
- Tecniche di rilevazione dei segnali bioelettrici, trasduttori
e condizionatori di segnale; sistemi di acquisizione
dati.
- Modellizzazione matematica e ‘Digital Signal Processing’.
- Biomeccanica e robotica.
- Informatica clinica, sistemistica e telecomunicazioni.
- Bioimmagini (Image processing, multimedia e
video).
- Biostatistica.
- Ingegneria clinica.
Tematiche di ricerca dipartimentali e progetti
specifici (2006-2007)
Le tematiche di ricerca coordinate nel Dipartimento
di Bioingegneria e Tecnologie Biomediche ed i principali
progetti ad esse riferite sono:
- Metodi per la valutazione ed il trattamento riabilitativo
delle disabilità motorie
- Applicazione di terapia robot-assistita in Neuroriabilitazione.
- Tecniche robotizzate per la riabilitazione e l’autonomia
funzionale.
- Sviluppo di una metodologia obiettiva per la
misura e verifica del recupero indotto da Neuroriabilitazione,
in particolare della CIMT (‘Costraint
Induced Motor Training’) dell’arto inferiore.
- Analisi del movimento e della postura
- Studio dell’influenza delle afferente sensoriali
sul cammino.
- Effetto della stimolazione magnetica transcranica
sul cammino.
- Induzione artificiale di patterns locomotori tramite
vibrazione ritmata dei muscoli posturali.
- Valutazione dell’impatto dell’amputazione dell’arto
inferiore sulla mobilità e sulla qualità di
vita.
- Un Registratore Avanzato di Attività Motoria
per l’analisi della mobilità del paziente affetto
da Malattia di Parkinson.
- Telemedicina
– Messa a punto di nuove metodologie per la
Teleriabilitazione neuromotoria.
- Architetture e sistemi per la trasmissione di
immagini ecocardiografiche su reti a larga
banda.
- Valutazione di sistemi per il telemonitoraggio
domestico di pazienti cronici.
- Metodi quantitativi e modelli per lo studio dei segnali
biologici in ambito cardiologico, pneumologico
e neuromotorio
- Indagine sui meccanismi di azione sul dolore della stimolazione magnetica transcranica ripetitiva
e della stimolazione elettrica transcranica
con corrente continua diretta.
- Studio della eccitabilità dei fibre motoria durante
stimolazione magnetica e stimolazione
elettrica.
- Studio sulla sicurezza per l’operatore e per il
paziente sottoposto a stimolazione magnetica
transcranica (TMS).
- Studio dei parametri di meccanica respiratoria.
- Studio dei processi di produzione della parola.
- Studio della fisiopatologia delle alterazioni dell’equilibrio
neurovegetativo, in particolare mediante
metodologie non-invasive.
- Studio delle interazioni cardiorespiratorie in
pazienti soggetti ad anormalità del pattern respiratorio
(respiro periodico, apnee centrali e/o
ostruttive).
- Sviluppo e validazione di modelli matematicostatistici
dei sistemi di controllo cardiovascolare
e respiratorio.
- Ritmi cardiorespiratori nei pazienti con scompenso
cardiaco cronico: caratterizzazione temporale
e spettrale, analisi delle interrelazioni tra
i segnali, valutazione dei modelli interpretativi
correnti.
- Valutazione del sistema nervoso autonomo
post stroke, nella BPCO, nei disturbi cognitivi e
nei soggetti obesi con tecniche lineari e non lineari
(Mappe di Poincarè) di variabilità della
frequenza cardiaca.
- Metodi di analisi statistica per l’analisi di dati clinici
e sperimentali
- Implementazione ed applicazione di metodologie
innovative di analisi statistica multivariata
per l’identificazione di indici prognostici di outcome
riabilitativo e mortalità.
- Implementazione ed applicazione di metodologie
innovative per la valutazione di accuratezza
di misure cliniche e strumentali.
- Applicazione di metodologie avanzate per la
determinazione della validità psicometrica di
scale cliniche.
Coordinamento ricerche finanziate
Ministero della Salute
- Tools per la Riabilitazione: Riabilitazione Robotizzata
e Teleriabilitazione.
MIUR
- Messa a punto di nuove metodologie per la Tele-
Riabilitazione Neuromotoria (Veruno).
INAIL
- Taratura del Registratore Avanzato di Attività Motorie
(RAAM) per l’analisi della mobilità dell’amputato
a livello transfemorale.
- Definizione di una batteria di test per la valutazione
delle capacità funzionali dell’infortunato sul
lavoro.
- La valutazione della sincerità dello sforzo massimale
in ergometria: confronto tra differenti indici
e protocolli di valutazione.
Comunità Europea
- Studio “Home or Hospital in Heart Failure” (HHH
- QLGA-CT-2001-02424) Comparazione tra la pratica
clinica usuale e tre strategie di telemonitoraggio
domestico a complessità incrementale in
relazione a: riospedalizzazioni per scompenso,
mortalità e qualità della vita (Montescano, coordinamento
tecnico).
Partecipazione a ricerche finanziate
Ministero della Salute
- Tele-ecocardiografia sul territorio: studio di fattibilità,
accuratezza diagnostica e analisi del rapporto
costo/efficacia di un servizio di teleconsulto ecocardiografico
per il Medico di Medicina Generale.
- Neurotossici ambientali e rischio di Malattia di
Parkinson.
MIUR
- Il movimento umano e l’integrazione sensorimotoria.
Ridondanza, plasticità, apprendimento, memoria
spaziale, degradazione, modelli.
Collaborazioni scientifiche attive
- Nell’ambito della convenzione con l’Università di
Pavia per la Ricerca in Bioingegneria per la Riabilitazione,
tirocinio sull’argomento: “Stimolatore
elettrica trancranica con corrente continua diretta
per la terapia del dolore”.
- Convenzione con il Dipartimento di Informatica,
Sistemistica e Telematica dell’Università di Genova
per l’attivazione di progetti comuni nell’ambito
della robotica in riabilitazione.
- Convenzione con il Centre de Recherche Hopital
du Sacré Coeur de Montreal per lo Studio del Sistema
Nervoso Autonomo.
Iniziative
- Convegno “Impiego di nuove tecnologie nei trattamenti
di neuroriabilitazione”, Pavia 14 Novembre
2006.
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